mercoledì 7 settembre 2016

3. In strada

ATTENZIONE: [i fatti e i personaggi qui descritti sono inventati (...forse). Ogni riferimento, quindi, è puramente casuale. Se qualcuno si “riconoscerà” o si sentirà offeso, potrà essere solo per due motivi: o perché particolarmente egocentrico, o perché ciò che dico non è completamente delirante (il che è anche peggio).]

8:45. Ecco dov’erano tutte le macchine!
Ferme a questo maledetto semaforo che non vuole scattare.
Una fila disordinata e nervosa che si muove appena; sembra quasi che il verde non dia neanche il tempo di ripartire.
La gente suona come se servisse a far volare le altre macchine, lancia sguardi di sfida al vicino come volesse urlare “tuuu non puoi paaaassaaaare!”, classico clima di sospetto misto a terrore che tutti vogliano tagliare la strada e rubare il tanto faticato posto in fila.
Non credo che questo mi mancherà…

Mi giro per cercare uno dei “pacchetti di patatine da viaggio” di cui prontamente avevamo fatto scorta giorni prima.
Ne afferro uno e lo apro tornando composta sul mio sedile.
-Occhio a non sporcare, ho pulito appena la macchina!
Mi guardo attorno perplessa… sparpagliati accanto ai miei piedi: vecchi bigliettini per le strisce blu, scontrini, tabacco e pezzi avanzati di cartine.
A terra dietro il sedile di Brutal: riviste e giornali di indatabile provenienza e un ombrello sgangherato.
In fine è da più di 10 giorni che sento rotolare bottigliette d’acqua (ormai imbevibile) dietro il sedile anteriore del passeggero.
-… Ma veramente?

Finalmente siamo usciti dalla città. Inizia l’avventura, penso io.
Musica a volumi spaccatimpani; noi scatenati, carichi di adrenalina.
Cantiamo, ridiamo e ci prendiamo in giro, come nostro solito; pronti a qualsiasi imprevisto che ogni viaggio porta con se!

15:00… che NOIA!
La verità è che per ore e ore e ore proseguiamo lungo l’autostrada senza che nulla accade.
Tutta colpa dei film che mostrano questi viaggi avvincenti e pieni di accadimenti inaspettati che fanno cambiare profondamente i protagonisti.
Qui l’unica cosa che cambia è il paesaggio circostante. Non vediamo più il mare alle spalle, solo una lunga serie di campi coltivati che sfrecciano accanto, ogni tanto file di alberi.
Non parliamo neanche più, temo abbiamo finito qualsiasi discorso da qui a tre anni, per Brutal è stato un notevole sforzo tutto sommato.
Inutile anche la tappa ad un autogrill che nel mangiare pacchi di patatine c’è passata la fame.
Non mi resta che sbuffare.


17:00
-BASTA!
Urla Brutal mentre prova inutilmente a risintonizzare la radio.
Colta di sorpresa, fingo di non essere saltata in aria, visto che le palpebre si stavano facendo pesanti.
-Se non capita nulla che renda un po’ epico e da raccontare ai posteri sto viaggio, allora andremo NOI a cercare l’avventura!
Ha deciso così e detto ciò svolta per la prima uscita dell’autostrada.

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